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iSempreVivi associazione di solidarietà psicologica e di montagna terapia per la riabilitazione psichica |
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L'associazione offre spazi di crescita e di relazione nella consapevolezza che la formazione di una persona adulta, soddisfatta e felice, passa attraverso l'incontro e la costruzione di rapporti umani. |
Parrocchia
San Pietro in Sala piazza
Wagner, 2 – Milano |
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Valorizza la persona attraverso l'esperienza socializzante del gruppo. |
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Attivi a Milano dal 2005, grazie a Don Domenico Storri (fondatore e presidente dell'Associazione) i SempreVivi rappresentano un sicuro riferimento per quanti, direttamente o indirettamente, si trovano ad affrontare il disagio psichico. |
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Come tutti gli altri organi e le funzioni del nostro corpo, anche la mente si può ammalare in forme diverse, più o meno gravi: la malattia mentale è una malattia come le altre e il malato mentale ha bisogno, come tutti, di rispetto e amore. L’emarginazione e l’abbandono lo fanno sentire diverso e inutile e lo chiudono in un isolamento che ostacola le possibilità di cura, di reinserimento e di guarigione. |
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“Don Domenico: la brigata di matterelli” |
“Don Domenico: la brigata di matterelli” (continua...) |
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Al cinema. Quella volta del cuculo. Con Jack Nicholson. Con quell’indiano grande come una montagna. E la banda di picchiatelli a girovagare su un pullman per una scampagnata fuori programma. Roba
da culto vero. Roba da grande cinema. Roba da non credere. Che a Milano
però succede per davvero. A San Pietro in Sala, parrocchia dalle parti della vecchia Fiera. Con don Domenico Storri che un bel giorno carica su un vecchio furgone Volkswagen cinque tipi strani del quartiere e punta dritto verso Macugnaga. E poi su su al rifugio Zamboni oltre i duemila metri per una camminata indimenticabile. Ed è proprio lassù, che nasce l’idea di creare una specie di circolo del disagio mentale. Ed è tra quelle cime imbiancate, che il coraggioso prete decide di dare una mano a quelli che lui chiama i matterelli della parrocchia. Guardando la gioia di Alfredo, che seguita a ripetere che pure il malato mentale è capace di amare. Scrutando le mosse di Vito, che quasi vive sulle scale della chiesa chiedendo soldi che poi quasi sempre regala ad altri. Ascoltando le poesie di Alessandro, che con le sue rime impossibili ha raccontato il crocefisso del matto. |
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Perché
don Domenico la sua tesi la discusse proprio sulla «Riabilitazione del
disagio mentale attraverso la montagna terapia». Perché tra le vette
si è tutti uguali, perché lassù ci si aiuta tutti, perché l’immagine della cordata è forte per tutti. L’intensità di quel luogo. |
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Montagnaterapia |
«I
Semprevivi» e un’idea che funziona parecchio. Tutto merito di Dondo. Sì, di Don Domenico. |
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Quando l’aria ferma diventa vento Ci
piace la musica? Non
è forse un pazzo quello che un giorno, chiudendo gli occhi, l’ha
composta? Ed
è partendo da questo interrogativo che vorrei introdurre i Semprevivi,
Associazione di solidarietà psicologica
e di montagnaterapia per la riabilitazione psichica. Il
14 maggio si è tenuto il primo convegno dal titolo “Come figli di un
dio minore”, che ha aperto le porte alla presentazione di questo
gruppo attivo dal 2005 grazie a don Domenico Storri che ha avuto la
brillante idea di riunire quelli che lui adesso considera benevolmente i
suoi “mattarelli”, ma che la società reputa come “pazzi”.
Unirli per formare appunto un gruppo di montagnaterapia, che dopo
quattro anni è ancora attivo e in continuo fiorire. Da poco, infatti, i
Semprevivi sono diventati una Onlus, per la felicità e la soddisfazione
di ogni singolo componente. Il convegno che si è tenuto è stata un’ulteriore opportunità per farsi conoscere. Attraverso i discorsi di persone competenti nell’ambito medico e psicologico, si sono affrontati temi come il cinema e la follia, il territorio, la parola e il farmaco, la dicotomia tra città e natura. Con l’esperto di Arti visive Giuseppe Zito abbiamo sentito come la follia si fa spazio attraverso i film e che sono presenti due modi di rappresentarla. |
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Don Domenico Storri - Fondatore e Presidente |
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Interpretando i ritualismi di Luigi, che è filosofo e teme a ogni passo di perdere pezzi del suo io. E provando a calmare l’Enzo che è sempre così agitato. |
Quarantacinque anni e una vocazione che nasce all’oratorio di Santa Maria del Rosario. Il pallone, l’Inter, le merende, il catechismo e però qualcosa di più. Gli
insegnamenti di padre Sandro e di don Sante. Il rigore e l’umanità
di don Ettore Beretta. Poi il seminario. Saronno e Venegono. E ad appena
ventiquattro anni, il pretino diventa responsabile dell’oratorio di
San Giovanni Battista a Melegnano. Dieci anni indimenticabili con mille e una iniziativa. Fino ad arrivare appunto a San Pietro in Sala. Il compito di risollevare un oratorio in evidenti difficoltà.Con l’idea azzeccatissima del cardinal Martini di tramutare quel promettente giovane sacerdote in un prete psicologo. |
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Sono
passati cinque anni e quella coraggiosa scampagnata di picchiatelli è
diventata una cosa seria per davvero. Si chiamano «I semprevivi». Sono la combriccola di quel prete che a San Pietro in sala tutti chiamano Dondo e che oltre a essere sacerdote è pure laureato in psicologia. Addirittura a un passo dalla specializzazione per poter fare psicoterapia. E di sicuro è anche per questa capacità del religioso, che son già quasi una trentina i matterelli che fanno parte del variegato club diventato da poco una onlus. Arrivando pure da altri quartieri. Più una quindicina di volontari. Con un programma ricco che vuole essere strumento per l’integrazione di quei personaggi nella realtà della città. Gli appuntamenti fissi al giovedì e al martedì. L’importanza di stare insieme, di confrontarsi, di ascoltarsi. Le cene e i lavoretti artigianali. Il rapporto intenso con tutti i parrocchiani e soprattutto con i ragazzi dell’oratorio. E poi le gite che sono la parte più affascinante. In pullman, in macchina e pure in treno. Soprattutto in montagna. |
Una di queste rappresentazioni è la follia vista non
come una malattia ma un’esplosione creativa che apre alla vita. Quello
che è un individuo pericoloso diventa invece portatore di positività,
umanità, vitalità, libertà. Il
cinema non offre soluzioni ma elabora una realtà complessa come quella
del disagio mentale, trasformandolo in narrazione. E la narrazione aiuta
a cogliere un senso, un ordine, un significato in situazioni che sono
conflittuali. La follia diventa quindi una risorsa a servizio dell’individuo che la sperimenta, come anche per la società che ha da imparare sempre da personaggi originali come quelli proposti dai film che una volta al mese vengono proiettati nel cineteatro della parrocchia. La
Torre di Babele è stata usata come metafora dallo psicologo Claudio
Cassardo per spiegare quanto la superbia dell’uomo voglia arrivare
sempre più in alto; così, costruendo una torre che permetta all’uomo
di vedere il luogo in cui vive e di vedersi, egli può cominciare ad
avere dei limiti e un’idea di sè diversa, nuova. Lo
psichiatra Silvio Scarone ci ha parlato del farmaco, che oltre a
rimuovere il problema, smuove anche la vitalità della persona. Il
rischio, come dice lui stesso, è quello che “o tutto diventa follia,
o niente è follia”. Don
Domenico, psicologo e presidente dell’Associazione i Semprevivi, ha
esordito dicendo che vivere la terapia significa dare a queste persone
quella dignità umana che molte volte in questa società perdono. La
città, quindi l’ambiente urbano, diventa una fonte di disagio. |
Che capisse i bisogni dei giovani in un’epoca così difficile. Che ascoltasse le richieste di aiuto anche quando non manifeste. E che magari potesse regalare un pezzettino di vita normale ai tanti e troppi emarginati dai ritmi della metropoli. Il
tutto in un angolo di Milano con la nomea di essere un po’ snob, un
po’ sulle sue, un po’ distaccato. Ed eccolo, adesso, l’oratorio di San Pietro in Sala. Eccolo, l’oratorio del Dondo. Che è sempre affollato, che è sempre movimentato. Ed eccoli, adesso, «I Semprevivi» della parrocchia di piazza Wagner. Eccoli, i matterelli del Dondo. Che di sicuro sono più sereni, che di sicuro sono un po’ meno chiusi in loro stessi. Eccoli l’Alfredo, il Vito, l’Alessandro, l’Enzo e il Luigi. Quelli di quella volta là. Su su sopra Macugnaga. Su su oltre i duemila metri. Come in un bel film dal finale lieto. Per la regia del Dondo. Mica di Forman. La scheda Psicologia di Don Domenico Storri: Diplomato
all’istituto tecnico agrario di Codogno, ordinato Sacerdote nel 1988
e specializzatosi nella gestione degli oratori, don Domenico si
laurea in psicologia alla Cattolica. Con una certezza: diventare un
prete psicologo e non viceversa Convinto che la riabilitazione del disagio mentale debba passare attraverso la «montagna terapia», mette in pratica la teoria organizzando gite su per i monti con una pattuglia di «matterelli» della parrocchia di San Pietro in Sala Carlo Lovati (17.5.2009) |
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Freud,
l’inventore della psicanalisi, diceva che il vivere insieme comporta
necessariamente una “distorsione degli impulsi naturali”, quindi
vivere in città significa che se da una parte si ha un guadagno, dall’altra
c’è una perdita. Ed è per questo motivo che nasce una nuova terapia,
il gruppo di montagna terapia, “I Semprevivi” della parrocchia di
San Pietro in Sala. In
un ambiente privo di pressioni sociali come la montagna si guarisce
perché si iniziano a frequentare luoghi diversi da quelli comuni. La
montagna permette alla persona con grossi disagi psichici di trarre
certamente un grosso vantaggio. L’ambiente
naturale per Luigi, uno dei membri del gruppo, ha riattivato quelle
potenzialità che per anni erano rimaste nascoste. La
montagna è liberatoria e porta a percepire forza e vitalità. La stessa
che ha spinto Roberto, un altro facente parte dei Semprevivi, a
rievocare quelli che Domenico chiama “i lividi dell’anima”. La
montagna è una salita seguita subito dopo da una discesa, un ritorno a
casa, perché non è concesso vivere lassù. Immaginate
una lunga corda, interrotta da un nodo... Quando
i Semprevivi vanno in montagna si “legano” perché ognuno ha bisogno
dell’altro per raggiungere la meta. Ma nello stesso tempo il nodo all’estremità
della corda, indica che l’essere legati non piace perché si ha
bisogno della propria libertà. Questa è la montagna: si sale per
scendere. I volontari dell’Associazione i Semprevivi, con la loro disponibilità, cercano di regalare un sorriso alle persone che generalmente tendono ad essere emarginate dalla società. Laura Costa |
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