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Non aver paura di chiedere Aiuto

   
         

iSemprevivi+casa

           

CASA "ALFREDO CIATTI"

   

   

È la nuova tappa del

PROGETTO VERSO L’AUTONOMIA

       
       

 

       
         

iSemprevivi+lab

laboratorio sociale per il sostegno e per il rinforzo psicologico della persona e della famiglia

       
 

iSemprevivi+onlus ®

 

Parrocchia San Pietro in Sala

piazza Wagner, 2 – Milano

www.sanpietroinsala.it

   
                   
                   
 

chiedere Aiuto è un segno di grande Coraggio e non di debolezza

 
   
   

Associazione di Educazione e Solidarietà Psicologica

   
       

L'associazione offre spazi di crescita e di relazione nella consapevolezza

che la formazione di una persona adulta, soddisfatta e felice,

passa attraverso l'incontro e la costruzione di rapporti umani. 

Valorizza la persona attraverso l'esperienza socializzante del gruppo.

Attivi a Milano dal 2005, grazie a Don Domenico Storri

(fondatore e presidente dell'Associazione) i SempreVivi

rappresentano un sicuro riferimento per quanti, direttamente o indirettamente,

si trovano ad affrontare il disagio psichico.

Come tutti gli altri organi e le funzioni del nostro corpo, anche la mente si può ammalare in forme diverse, più o meno gravi: la malattia mentale è una malattia come le altre e il malato mentale ha bisogno, come tutti, di rispetto e amore.

L’emarginazione e l’abbandono lo fanno sentire diverso e inutile e lo chiudono in un isolamento

che ostacola le possibilità di cura, di reinserimento e di guarigione.

Se vi fa piacere continuare

a sostenere le attività dell’Associazione iSemprevivi

potete devolvere il vostro

5x1000

segnando il CF dell’Associazione:

97523220156

 presso UBI Banco di Brescia

Per eventuali donazioni,

detraibili dalle tasse,

potete usufruire del nostro IBAN:

IT37F0350001607000000019474

Grazie da parte di tutti noi

i SempreVivi
del Prete psicologo

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Curare con Amore

   

per diventare Autonomi

Una Parrocchia è tanto più viva quanto più riesce a coinvolgere le persone venendo incontro ai loro bisogni più profondi: bambini, ragazzi, adulti, anziani, coppie, genitori, separati, soli, indigenti, diversamente abili, malati, tutti insomma, dovrebbero poter trovare accoglienza, ristoro spirituale e, possibilmente, anche risposte concrete.

Devo dire che la nostra Comunità, pur con inevitabili limiti o debolezze, in questi ultimi anni ha cercato di allargare sempre più il suo raggio d’azione per raggiungere e coinvolgere attivamente un numero crescente di parrocchiani.

Un’attenzione davvero speciale viene riservata ai bambini, agli adolescenti e ai ragazzi (il futuro!) che sono aumentati nella frequenza a tutte le iniziative proposte e trovano proprio nella parrocchia un punto di riferimento solido e appagante.

Da qualche anno, poi, San Pietro in Sala, grazie al nostro don Domenico, prete-psicologo (ed ora pure specializzato in psicoterapia!), ha spalancato le porte a persone che, di solito, non solo in parrocchia, ma anche nella società civile, vengono guardate con sospetto e diffidenza, se non addirittura con paura: quelle che presentano problemi psichiatrici.

La grande sfida, per ora vincente, di don Domenico è quella di puntare sulla comunità parrocchiale come “agente terapeutico”aggiuntivo, proprio perché la parrocchia è costituita da una rete di relazioni capillari che possono dare un sostegno psicologico a chi è in difficoltà.

Noi parrocchiani, dopo qualche iniziale perplessità, abbiamo imparato a convivere, a confrontarci, a camminare insieme a molte di queste persone, i Semprevivi, come si autodefiniscono da quando, ormai vari anni fa, si sono costituiti in associazione di educazione e solidarietà psicologica (ora Onlus).

Adesso il gruppo (i Semprevivi équipe) è costituito da circa trentacinque persone, seguite da don Domenico e dal parrocchiano Paolo Strata, psichiatra, e aiutate da venticinque volontari.

E’ diventato per noi abituale vedere che si avviano verso il bar dell’oratorio per il loro settimanale incontro del giovedì sera, in cui condividono un importante spazio di terapia di gruppo e di cena conviviale, oppure incontrarle sulle scale mentre, in alcune mattine della settimana, salgono in aule dell’oratorio adibite a laboratori (stamperia e locale modellistica) dove si dedicano ad attività “artigianali” di vario tipo, sempre a beneficio della parrocchia e con lo scopo di favorire la socialità.

Il bellissimo presepe che potete ammirare in questi giorni in chiesa è opera loro (allestito sotto la direzione dell’architetto Luciano Leventi): hanno dipinto i pannelli, inserito le sfere celesti, dato vita a ben cento angeli che fluttuano sulla scena della natività, costruito le stelle di Natale che sostituiscono i tradizionali ceri come offerta votiva, e il tutto gioiosamente a misura di “bambino”.

Da quest’anno, poi, ogni quindici giorni, al lunedì vengono aiutati a raggiungere una buona autonomia anche nella gestione della vita quotidiana con “lezioni” di cucina, stiratura, cucito e rammendo.

Per non parlare delle uscite in montagna e dei pellegrinaggi e viaggi “arditamente”organizzati da don Domenico nel corso degli anni (mentre sto scrivendo c’è grandissima attesa per quello a Parigi dopo Natale): per finanziarli ecco le ormai tradizionali cene dell’Osteria dei Semprevivi, molto apprezzate dagli amici parrocchiani per l’indubbia qualità dei menu proposti e per il servizio impeccabile ai tavoli.

Ma il momento più “forte”, quello in cui davvero si può toccare con mano il grande progresso compiuto da molti di loro, è indubbiamente quello dei Convegni.

Il 2 dicembre, in una sala Wagner stracolma (a riprova del sostegno convinto della comunità parrocchiale), si è tenuto il IV Convegno de i Semprevivi che aveva come tema Curare con amore.

I protagonisti sono stati loro: vederli sul palco leggere i propri interventi faceva venire la “pelle d’oca” e ascoltando le varie testimonianze ti domandavi se tu, al loro posto, avresti saputo fare altrettanto.

Ci vuole coraggio, molto coraggio per mettere a nudo, di fronte a tutti, le proprie fragilità, i propri problemi, i propri percorsi di sofferenza. Una di loro ha detto: “ Io in questo momento non ho paura di parlare di fronte a un pubblico così numeroso, ma ho paura di tirar fuori le mie paure che si presentano davanti ai miei occhi come dei lupi affamati”.

Da molti interventi traspariva anche tanta riconoscenza per l’aiuto e il sostegno ricevuto e la consapevolezza che è proprio attraverso “cure fatte con amore” che si possono alleviare, incanalare e gestire le sofferenze che le malattie mentali comportano.

“Le paure si possono vincere unicamente con l’amore, la comprensione e il rispetto reciproco”; “ ai pazienti non basta la prescrizione di un farmaco, ma hanno bisogno del calore di persone capaci, ma soprattutto, umane”; è importante sentirsi “ascoltati, capiti e compresi ”: queste alcune delle riflessioni da loro proposte.

E, poi, da parte di molti, una “raffica” di domande allo psichiatra Costanza Gala, Direttore dell’Unità I Psichiatrica dell’Ospedale San Paolo, domande spesso impegnative per rispondere alle quali sarebbe stato necessario un altro Convegno!

Al termine l’annuncio della costituzione, nella nostra parrocchia, de i Semprevivi lab, laboratorio sociale per il sostegno e per il rinforzo psicologico della persona e della famiglia, che vedrà don Domenico, cinque altri psicologi-psicoterapeuti e uno psichiatra, impegnati ad offrire aiuto psicologico alle famiglie attraverso terapie individuali e di gruppo, anch’esse inserite nell’ambito dello scenario culturale e sociale della nostra comunità parrocchiale.

Preghiamo lo Spirito Santo, che ha fin qui sostenuto e ispirato le proposte di don Domenico nei confronti di questi fratelli fragili e delle loro famiglie provate dalla sofferenza, perché tutte le iniziative possano portar loro sollievo, fiducia e speranza nella vita.

Mariagrazia Gorni Falchetti...gennaio 2011

“Don Domenico: la brigata di matterelli”

Al cinema. Quella volta del cuculo. Con Jack Nicholson. Con quell’indiano grande come una montagna. E la banda di picchiatelli a girovagare su un pullman per una scampagnata fuori programma.

Roba da culto vero. Roba da grande cinema. Roba da non credere. Che a Milano però succede per davvero.

A San Pietro in Sala, parrocchia dalle parti della vecchia Fiera. Con don Domenico Storri che un bel giorno carica su un vecchio furgone Volkswagen cinque tipi strani del quartiere e punta dritto verso Macugnaga.

Don Domenico Storri

E poi su su al rifugio Zamboni oltre i duemila metri per una camminata indimenticabile.

 

Fondatore e Presidente de "I SempreVivi"

 

Ed è proprio lassù, che nasce l’idea di creare una specie di circolo del disagio mentale. Ed è tra quelle cime imbiancate, che il coraggioso prete decide di dare una mano a quelli che lui chiama i matterelli della parrocchia.

Guardando la gioia di Alfredo, che seguita a ripetere che pure il malato mentale è capace di amare. Scrutando le mosse di Vito, che quasi vive sulle scale della chiesa chiedendo soldi che poi quasi sempre regala ad altri. Ascoltando le poesie di Alessandro, che con le sue rime impossibili ha raccontato il crocefisso del matto.

Interpretando i ritualismi di Luigi, che è filosofo e teme a ogni passo di perdere pezzi del suo io. E provando a calmare l’Enzo che è sempre così agitato.

Sono passati cinque anni e quella coraggiosa scampagnata di picchiatelli è diventata una cosa seria per davvero. Si chiamano «I semprevivi».

Sono la combriccola di quel prete che a San Pietro in sala tutti chiamano Dondo e che oltre a essere sacerdote è pure laureato in psicologia. Addirittura a un passo dalla specializzazione per poter fare psicoterapia.

E di sicuro è anche per questa capacità del religioso, che son già quasi una trentina i matterelli che fanno parte del variegato club diventato da poco una onlus. Arrivando pure da altri quartieri. Più una quindicina di volontari. Con un programma ricco che vuole essere strumento per l’integrazione di quei personaggi nella realtà della città.

Gli appuntamenti fissi al giovedì e al martedì. L’importanza di stare insieme, di confrontarsi, di ascoltarsi. Le cene e i lavoretti artigianali. Il rapporto intenso con tutti i parrocchiani e soprattutto con i ragazzi dell’oratorio. E poi le gite che sono la parte più affascinante. In pullman, in macchina e pure in treno. Soprattutto in montagna.

Perché don Domenico la sua tesi la discusse proprio sulla «Riabilitazione del disagio mentale attraverso la montagna terapia». Perché tra le vette si è tutti uguali, perché lassù ci si aiuta tutti, perché l’immagine della cordata è forte per tutti.
Già, le gite. Ma anche quella volta a Lourdes, che non fu proprio facile. Che qualcuno diede un po’ fuori, che ci fu tensione tra i pellegrini e che però poi tutto virò in una grande emozione. La forza di quella Via crucis.

L’intensità di quel luogo.

«I Semprevivi» è un’idea che funziona parecchio. Tutto merito di Dondo. Sì, di Don Domenico.

Quarantacinque anni e una vocazione che nasce all’oratorio di Santa Maria del Rosario. Il pallone, l’Inter, le merende, il catechismo e però qualcosa di più.

Gli insegnamenti di padre Sandro e di don Sante. Il rigore e l’umanità di don Ettore Beretta. Poi il seminario. Saronno e Venegono. E ad appena ventiquattro anni, il pretino diventa responsabile dell’oratorio di San Giovanni Battista a Melegnano.

Dieci anni indimenticabili con mille e una iniziativa.

Fino ad arrivare appunto a San Pietro in Sala. Il compito di risollevare un oratorio in evidenti difficoltà.Con l’idea azzeccatissima del cardinal Martini di tramutare quel promettente giovane sacerdote in un prete psicologo.

Che capisse i bisogni dei giovani in un’epoca così difficile. Che ascoltasse le richieste di aiuto anche quando non manifeste. E che magari potesse regalare un pezzettino di vita normale ai tanti e troppi emarginati dai ritmi della metropoli.

Il tutto in un angolo di Milano con la nomea di essere un po’ snob, un po’ sulle sue, un po’ distaccato.

Ed eccolo, adesso, l’oratorio di San Pietro in Sala. Eccolo, l’oratorio del Dondo. Che è sempre affollato, che è sempre movimentato. Ed eccoli, adesso, «I Semprevivi» della parrocchia di piazza Wagner. Eccoli, i matterelli del Dondo. Che di sicuro sono più sereni, che di sicuro sono un po’ meno chiusi in loro stessi. Eccoli l’Alfredo, il Vito, l’Alessandro, l’Enzo e il Luigi. Quelli di quella volta là. Su su sopra Macugnaga. Su su oltre i duemila metri. Come in un bel film dal finale lieto. Per la regia del Dondo. Mica di Forman.

La scheda Psicologia di Don Domenico Storri:

Diplomato all’istituto tecnico agrario di Codogno, ordinato Sacerdote nel 1988 e specializzatosi nella gestione degli oratori, don Domenico si laurea in psicologia alla Cattolica. Con una certezza: diventare un prete psicologo e non viceversa.

Convinto che la riabilitazione del disagio mentale debba passare attraverso la «montagna terapia», mette in pratica la teoria organizzando gite su per i monti con una pattuglia di «matterelli» della parrocchia di San Pietro in Sala

Carlo Lovati (17.5.2009)

Montagnaterapia

Quando l’aria ferma diventa vento

Ci piace la musica?

Non è forse un pazzo quello che un giorno, chiudendo gli occhi, l’ha composta?  

Ed è partendo da questo interrogativo che vorrei introdurre i Semprevivi, Associazione di solidarietà psicologica  e di montagnaterapia per la riabilitazione psichica.  

Il 14 maggio si è tenuto il primo convegno dal titolo “Come figli di un dio minore”, che ha aperto le porte alla presentazione di questo gruppo attivo dal 2005 grazie a don Domenico Storri che ha avuto la brillante idea di riunire quelli che lui adesso considera benevolmente i suoi “mattarelli”, ma che la società reputa come “pazzi”. 

Unirli per formare appunto un gruppo di montagnaterapia, che dopo quattro anni è ancora attivo e in continuo fiorire. 

Da poco, infatti, i Semprevivi sono diventati una Onlus, per la felicità e la soddisfazione di ogni singolo componente. Il convegno che si è tenuto è stata un’ulteriore opportunità per farsi conoscere. Attraverso i discorsi di persone competenti nell’ambito medico e psicologico, si sono affrontati temi come il cinema e la follia, il territorio, la parola e il farmaco, la dicotomia tra città e natura.

Con l’esperto di Arti visive Giuseppe Zito abbiamo sentito come la follia si fa spazio attraverso i film e che sono presenti due modi di rappresentarla.

Una di queste rappresentazioni è la follia vista non come una malattia ma un’esplosione creativa che apre alla vita.

Quello che è un individuo pericoloso diventa invece portatore di positività, umanità, vitalità, libertà.

Il cinema non offre soluzioni ma elabora una realtà complessa come quella del disagio mentale, trasformandolo in narrazione. E la narrazione aiuta a cogliere un senso, un ordine, un significato in situazioni che sono conflittuali.  

La follia diventa quindi una risorsa a servizio dell’individuo che la sperimenta, come anche per la società che ha da imparare sempre da personaggi originali come quelli proposti dai film che una volta al mese vengono proiettati nel cineteatro della parrocchia.

La Torre di Babele è stata usata come metafora dallo psicologo Claudio Cassardo per spiegare quanto la superbia dell’uomo voglia arrivare sempre più in alto; così, costruendo una torre che permetta all’uomo di vedere il luogo in cui vive e di vedersi, egli può cominciare ad avere dei limiti e un’idea di sè diversa, nuova.

Lo psichiatra Silvio Scarone ci ha parlato del farmaco, che oltre a rimuovere il problema, smuove anche la vitalità della persona. Il rischio, come dice lui stesso, è quello che “o tutto diventa follia, o niente è follia”.

Don Domenico, psicologo e presidente dell’Associazione i Semprevivi, ha esordito dicendo che vivere la terapia significa dare a queste persone quella dignità umana che molte volte in questa società perdono.

La città, quindi l’ambiente urbano, diventa una fonte di disagio.

Freud, l’inventore della psicanalisi, diceva che il vivere insieme comporta necessariamente una “distorsione degli impulsi naturali”, quindi vivere in città significa che se da una parte si ha un guadagno, dall’altra c’è una perdita. Ed è per questo motivo che nasce una nuova terapia, il gruppo di montagna terapia, “I Semprevivi” della parrocchia di San Pietro in Sala.

In un ambiente privo di pressioni sociali come la montagna si guarisce perché si iniziano a frequentare luoghi diversi da quelli comuni. La montagna permette alla persona con grossi disagi psichici di trarre certamente un grosso vantaggio.

L’ambiente naturale per Luigi, uno dei membri del gruppo, ha riattivato quelle potenzialità che per anni erano rimaste nascoste.

La montagna è liberatoria e porta a percepire forza e vitalità. La stessa che ha spinto Roberto, un altro facente parte dei Semprevivi, a rievocare quelli che Domenico chiama “i lividi dell’anima”.

La montagna è una salita seguita subito dopo da una discesa, un ritorno a casa, perché non è concesso vivere lassù.

Immaginate una lunga corda, interrotta da un nodo...

Quando i Semprevivi vanno in montagna si “legano” perché ognuno ha bisogno dell’altro per raggiungere la meta. Ma nello stesso tempo il nodo all’estremità della corda, indica che l’essere legati non piace perché si ha bisogno della propria libertà. Questa è la montagna: si sale per scendere.

I volontari dell’Associazione i Semprevivi, con la loro disponibilità, cercano di regalare un sorriso alle persone che generalmente tendono ad essere emarginate dalla società.

Laura Costa

                   

       

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